ABILITAZIONE SOSTEGNO IN ROMANIA. IL CONSIGLIO DI STATO ACCOGLIE L’APPELLO CAUTELARE DEGLI SPECIALIZZATI SOSPENDENDO L’AVVISO MIUR N 5636/2019 E I DECRETI DI ESCLUSIONE DAL CONCORSO RISERVATO

Di particolare importanza la pronuncia di accoglimento della Sesta Sez del Consiglio di Stato, dell’appello cautelare patrocinato dall’Avv. Maurizio Danza del Foro di Roma, a favore degli specializzati sul sostegno che ha revocato la ordinanza di rigetto n.5615 del Tar Lazio Sez. III Bis che aveva ritenuto non sussistente il fumus boni iuris.

Contrariamente a quanto disposto dal TAR Lazio, il Collegio della Sez.VI del Consiglio di Stato con ordinanza n.5781 del 21 novembre 2019 ha accolto invece le richieste di sospensiva del ricorso introduttivo dall’Avv. Maurizio Danza per l’annullamento e riforma dell’ORDINANZA N. 5615/2019 del TAR Lazio sez. III BIS, con cui era stata respinta la richiesta cautelare di sospensione dell’ avviso MIUR n. 5636/2019 del 2 aprile 2019 di rigetto delle istanze di riconoscimento della specializzazione sul sostegno in Italia ; dei decreti individuali di rigetto e di esclusione dei ricorrenti dalle procedure concorsuali riservate di cui al D.D.G. n.85/201 disposti dalle USR sulla base dell’avviso n 5636 del 2 aprile 2019 .

Il Consiglio di Stato  ha motivato l’accoglimento sostenendo che le questioni di fatto e di diritto implicate nella presente controversia (relativa alle condizioni giuridiche per il riconoscimento in Italia del titolo abilitante conseguito in Romania) richiedono approfondimenti incompatibili con il carattere sommario tipico della presente fase cautelare”; il Collegio ha aggiunto altresì che “in considerazione del carattere seriale della presente controversia e della necessità di verificare con piena cognizione se la formazione somministrata ai ricorrenti corrisponda a quella certificata dall’omologo Ministero dell’Educazione rumeno per i propri cittadini e se il meccanismo europeo di riconoscimento dei titoli professionali per l’accesso a una professione regolamentata sia stato correttamente applicato dall’Amministrazione italiana, e che dunque va disposta la sollecita definizione del giudizio nel merito, ai sensi dell’art. 55, comma 10, c.p.a.;

Ha infine stabilito che le spese dei due gradi del giudizio cautelare vanno compensate.

ABILITAZIONI IN ROMANIA. LA RICOSTRUZIONE DEL “TEMPO” NON MENZIONA L’ORDINANZA DEL TAR LAZIO N.4883 DEL 17 LUGLIO 2019 CHE ORDINA AL MIUR DI CHIARIRE SE I RICORRENTI POSSANO INSEGNARE IN ROMANIA E NON CONTIENE QUANTO RIPORTATO NELL’ARTICOLO SECONDO CUI “IL TITOLO NON E’ VALIDO”.

Avv. Maurizio Danza, Prof. Diritto del Lavoro di “Universitas Mercatorum”

Ringraziamo la redazione del Tempo di oggi 19 luglio 2019, per la sua ricostruzione non certo oggettiva né completa della complessa vicenda riguardante gli abilitati in Romania che è stata,  descritta con il titolo “ la decisione il TAR da ragione al MIUR il titolo conseguito in quel paese non è valido”,  A ben vedere in primo luogo contrariamente a quanto riportato nel titolo dell’articolo, in nessuna sentenza del TAR Lazio né nell’avviso n.5636/2019 né nei decreti di rigetto individuali risulta che “ il titolo conseguito in quel paese non è valido”, ma solo che il percorso conseguito in Romania, è condizione necessaria ma non sufficiente   ; inoltre nessuna menzione si è fatta nell’articolo, della recente ordinanza n.4883 del 17 luglio 2019 in riferimento al ricorso pendente innanzi al TAR Lazio-Roma n. 7117/2019 ( specializzazione sostegno conseguita in Romania) patrocinato dal sottoscritto, che  rappresenta invece, contrariamente all’indirizzo intrapreso dalla sezione nelle precedenti sentenze brevi,  un vero e proprio ripensamento . Forse è sfuggito alla redazione del Tempo che tale ordinanza , nel rinviare al 1 agosto  2019 l’udienza di decisione,  “ritenuto necessario che il MIUR chiarisca se il ricorrente possa insegnare in Romania con il titolo conseguito, ha ordinando allo stesso il deposito di una relazione a chiarimento entro 15 giorni,  ha espresso  seri dubbi sulla fondatezza della tesi del MIUR circa la inidoneità dei titoli acquisiti in Romania ai fini abilitanti . E’ inoltre indubbio, che tale ripensamento sia sorto in capo al Collegio soprattutto a seguito della discussione del 16 luglio 2019 nella quale la difesa ha sostenuto, tra l’altro, la erronea applicazione al caso di specie della giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea C- 110 del 2001 sentenza Thenah Durez del 2003 e  sentenza Hannes Preindl  C-675 del 2017 , menzionate nelle prime pronunce della III° sez. BIS, poichè si riferiscono esclusivamente alla professione medico-chirurgica a cui si applica il meccanismo di “ riconoscimento automatico e incondizionato dei titoli, a differenza di quanto previsto per la professione docente , circostanza peraltro confermata dallo stesso avviso 5636/2019 del MIUR .   

Ad ogni modo, confidando ancora nella magistratura amministrativa riteniamo che i processi si celebrino nelle aule dei Tribunali e non sui giornali.

LA CHAP DELLA COMMISSIONE EUROPEA 25 GIUGNO 2019 SUGLI ABILITATI IN ROMANIA: GARANTIRE IL DIRITTO ALLA LIBERA CIRCOLAZIONE DEL TRATTATO UE, DI ACCESSO PARZIALE E DI VALUTAZIONE DELLA EQUIVALENZA DEL TITOLO , NONCHE’ DI PARTECIPAZIONE AI F.I.T.

Avv. Maurizio Danza Prof. Diritto Del Lavoro -Università Mercatorum Roma

 

Prosegue la vicenda che riguarda il diritto all’esercizio della professione docente in Italia di numerosissimi cittadini italiani abilitati in Romania,  in attesa di una prima decisione cautelare all’ udienza del 16 luglio 2019, innanzi alla sezione III° bis del TAR Lazio-Roma, ad oggetto la impugnativa dell’avviso MIUR n.5636 del 2 aprile 2019 di rigetto delle loro istanze, e  dei decreti di rigetto individuali . Di particolare interesse la recente CHAP del 25 giugno 2019 della Commissione EuropeaDirezione Generale Mercato Interno, Industria, Imprenditoria e PMI Modernizzazione del mercato unico ,Qualifiche e competenze professionali – che prevede espressamente  “..in quanto cittadini europei gli studenti italiani hanno esercitato il loro diritto alla libera circolazione, hanno conseguito titoli di studio in un altro Stato membro dell’UE (la Romania) e sono ritornati nel loro paese d’origine (l’Italia). Alla loro situazione è pertanto applicabile il trattato UE, in particolare per quanto riguarda il rispetto del principio fondamentale della libera circolazione dei lavoratori (articolo 45 TFUE)” ; a ben vedere la posizione della Commissione Europea conferma  la illegittimità dell’avviso e dei decreti di rigetto del MIUR, già ribadita nel ricorso introduttivo, per non aver mai disposto un accertamento in concreto del titolo conseguito in Romania, finalizzato alla verifica di quei “requisiti minimi” tali da garantire l’espletamento della funzione docente in Italia, proprio a salvaguardia del diritto alla libertà di circolazione previsto dall’art.45 del trattato fondativo dell’Unione Europea . Inoltre la stessa Commissione sottolinea la palese violazione dei principi giurisprudenziali comunitari in materia di riconoscimento delle professioni da parte del MIUR, ritenendo che “ In questi casi “[…] spetta all’autorità competente (nel caso di specie, il MIUR) verificare […] se, e in quale misura, si debba ritenere che le conoscenze attestate dal diploma rilasciato in un altro Stato membro e le qualifiche o l’esperienza professionale ottenute in quest’ultimo, nonché l’esperienza ottenuta nello Stato membro in cui il candidato chiede di essere iscritto, soddisfino, anche parzialmente, le condizioni richieste per accedere all’attività di cui trattasi.”, e menzionando espressamente la nota sentenza “ Morgenbesser” del 13 novembre 2003 C-313/2001 mai applicata al caso di specie e che invece avrebbe dovuto comportare da parte del MIUR , una autonoma valutazione del titolo conseguito dai ricorrenti italiani in Romania. La stessa Commissione Europea prosegue nella Chap, affermando che “Questa procedura di valutazione deve consentire alle autorità dello Stato membro ospitante di assicurarsi obiettivamente che il diploma straniero attesti il possesso, da parte del suo titolare, di conoscenze e di qualifiche, se non identiche, quanto meno equivalenti a quelle attestate dal diploma nazionale. Tale valutazione dell’equivalenza del diploma straniero deve effettuarsi esclusivamente in considerazione del livello delle conoscenze e delle qualifiche che questo diploma, tenuto conto della natura e della durata degli studi e della formazione pratica cui esso si riferisce, consente di presumere in possesso del titolare”, ribadendo dunque, l’obbligo della “valutazione dell’equivalenza” principio affermato  dalla nota pronuncia della Corte di giustizia del 15 ottobre 1987, ( Unectef/Heylens, C-222/86),  richiamata espressamente nella CHAP e di cui se ne chiede l’applicazione in sede giudiziaria a favore dei ricorrenti.   A ben vedere poi, la Commissione Europea non si limita a menzionare i detti principi espressi dalla Corte di Giustizia Europea, ma stigmatizzi altresì il comportamento delle autorità italiane  prevedendo cheAlla luce di quanto sopra, le autorità italiane che sono tenute a valutare le candidature dei cittadini italiani che hanno ricevuto una formazione come insegnanti in un altro Stato membro dell’UE ma che non sono pienamente qualificati dovrebbero comunque valutare le conoscenze e le qualifiche conseguite in modo da consentire agli studenti italiani di partecipare, se del caso, al concorso nella categoria pertinente al fine di accedere alla formazione pratica prevista per gli insegnanti (FIT). Infatti, in base a quanto previsto dalla legge , la possibilità di accedere a tale formazione non comporta l’accesso diretto alla professione”; dunque la Commissione Europea riconosce esplicitamente  il diritto di partecipazione dei ricorrenti alla formazione pratica di cui ai c.d. FIT previsti dal Decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59!

 

E’ di tutta evidenza dunque che il MIUR, continui a disattendere sia i principi comunitari in tema di riconoscimento delle qualifiche professionali, che dell’ accesso parziale disciplinato dall’ art.4 septies della Direttiva 2013 /55/CE  recepito dal combinato disposto dell’art. 1 bis e 5 septies del D.lgs.n.206/2007. Auspichiamo che il Collegio della terza sezione Bis del Tar-Lazio chiamato a pronunciarsi, valuti attentamente le richieste difensive che evidenziano le numerose illegittimità degli atti posti in essere dal MIUR, nonchè gli altri documenti già depositati in sede di memorie difensive ed in possesso esclusivo della difesa, in vista dell’esame della questione cautelare fissata al 16 luglio 2019.

Cons. St., sez. III, 20 aprile 2018, n. 2399.La giurisdizione in tema di decadenza del dipendente dal rapporto pubblico contrattualizzato ottenuto con certificati falsi appartiene al giurisdizione giudice amministrativo.

Di particolare interesse la recente sentenza del Cons. St., sez. III, 20 aprile 2018, n. 2399  che ha chiarito come rientri nella giurisdizione del giudice amministrativo la controversia avente ad oggetto la decadenza dal servizio ai sensi dell’art. 127, comma 1, lett. d), t.u. 10 gennaio 1957, n. 3, con la contestuale risoluzione del rapporto individuale di lavoro  di assunzione a tempo indeterminato, essendo stati accertato che il concorso era stato superato affermando il possesso di un titolo di studio in realtà non posseduto  Il Consiglio di Stato che si è espresso in riferimento ad un caso di decadenza e risoluzione del rapporto, disposta dal Ministero delle politiche agricole nei confronti di un proprio dirigente ha chiarito che “ la decadenza dall’impiego comminata dal Ministero ai sensi dell’art. 127, comma primo, lett. d), del d.P.R. n. 3 del 1957, “quando sia accertato che l’impiego fu conseguito mediante la produzione di documenti falsi o viziati da invalidità non sanabile”, è tipica ed eccezionale espressione di una potestà pubblicistica, riconosciuta dalla legge alla pubblica amministrazione a fronte di condotte fraudolente o decettive aventi ad oggetto la documentazione, in apparenza attestante l’esistenza di tutti requisiti di partecipazione al concorso, grazie alle quali il pubblico dipendente ha conseguito il proprio impiego. Nella pronuncia il Consiglio richiama espressamente quanto già argomentato dalla Corte costituzionale con sentenza n.327 del 27 luglio 2009, n. 327, nella parte in cui ha chiarito che “ si tratta di una ipotesi che attiene ai “procedimenti di selezione per l’accesso al lavoro e di avviamento al lavoro”, di cui all’art. 2, comma 1, lett. c), n. 4), l. n. 421 del 1992 e, in quanto tali, espressamente escluse dal processo di privatizzazione del pubblico impiego avviato da tale legge, avendo il citato articolo escluso dalla giurisdizione del giudice ordinario “le materie di cui ai numeri da 1) a 7) della presente lettera”; tali procedimenti sono non a caso richiamati dal successivo art. 69, comma 1, d.lgs. n. 165 del 2001 tra le materie di cui all’art. 2, comma 1, lett. c), l. n. 421 del 1992, come pure la Corte costituzionale ha ricordato nella citata sentenza, e cioè tra quelle che non costituiscono oggetto della contrattazione collettiva perché afferenti, appunto, alle procedure concorsuali per l’assunzione e alla verifica dei requisiti per l’accesso ai pubblici impieghi, la cui cognizione spetta al giudice amministrativo ai sensi dell’art. 63, comma 4, d.lgs. n. 165 del 2001. Quanto al potere di decadenza i giudici della III° sezione argomentano che “ sul piano generale è giustificato, per un verso, dal divieto di instaurare o proseguire rapporti di pubblico impiego con soggetti che abbiano agito in violazione del principio di lealtà, che costituisce uno dei cardini dello stesso rapporto (art. 98 Cost.), e per altro dall’esigenza di tutelare l’eguaglianza dei concorrenti, pregiudicati dalla sleale competizione con chi abbia partecipato alla selezione con documenti falsi e/o viziati (art. 97 Cost.). Infine ed in riferimento specifico alla giurisdizione amministrativa in materia concludono che “ Se tale è la ratio di questo potere, quale delineata dalla sentenza n. 327 del 2009 della Corte costituzionale, non vi è dubbio che a fronte del suo esercizio, inteso a sanzionare ex post, una volta che sia emersa, la slealtà e la scorrettezza delle gravi condotte che hanno falsato la selezione, vi sia una situazione di interesse legittimo del pubblico dipendente al corretto esercizio di un simile potere connesso, in modo più o meno diretto, al procedimento di selezione, potere che radica la giurisdizione del giudice amministrativo ai sensi dell’art. 63, comma 4, d.lgs. n. 165 del 2001 e, comunque, ai sensi dell’art. 7, comma 1, c.p.a..

 

Convegno di Perugia 24 febbraio 2018 presso l’assemblea legislativa della Regione Umbria “ semplifichiamo la scuola, dsga f.f. a costo zero”. intervento dell’Avv. Maurizio Danza

Di particolare interesse il convegno organizzato a Perugia sabato 24 febbraio 2018 alle ore 11.00 presso l’assemblea legislativa della Regione Umbria nella Sala Cesaroni, Piazza Italia, dal titolo “semplifichiamo la scuola, dsga f.f. a costo zero”. Tra i relatori l’Avv. Maurizio Danza docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum che si è soffermato sugli strumenti normativi utili a valorizzare la professionalità acquisita dagli assistenti amministrativi nell’espletamento delle funzioni di DSGA f.f.. I lavori sono stati presieduti da Valerio ManciniVice presidente dell’Assemblea Legislativa.

 

Convegno di Perugia 24 febbraio 2018 presso l’assemblea legislativa della Regione Umbria “ semplifichiamo la scuola, dsga f.f. a costo zero”. intervento dell’Avv. Maurizio Danza

Di particolare interesse il convegno organizzato a Perugia sabato 24 febbraio 2018 alle ore 11.00 presso l’assemblea legislativa della Regione Umbria nella Sala Cesaroni, Piazza Italia, dal titolo “semplifichiamo la scuola, dsga f.f. a costo zero”. Tra i relatori l’Avv. Maurizio Danza docente di Diritto del Lavoro presso Universitas Mercatorum che si è soffermato sugli strumenti normativi utili a valorizzare la professionalità acquisita dagli assistenti amministrativi nell’espletamento delle funzioni di DSGA f.f.. I lavori sono stati presieduti da Valerio ManciniVice presidente dell’Assemblea Legislativa.